AFFARI ESTERI
Arrestato un marocchino terrorista ISIS in Italia, ma molti altri terroristi islamici restano liberi protetti da Turchia, NATO ed USA
Le divisioni antiterrorismo delle Forze di Polizia del Mediterraneo e dell’Interpol fanno il loro sacrosanto dovere nella lotta contro i tagliagole dell’ISIS. Ma possono operare solo quando l’intelligence militare della NATO lo permette e non ritiene gli jihadisti funzionali ai suoi progetti geopolitici come continua ad avvenire in Siria e Libia dove operano sotto lo scudo dell’Esercito Turco, il secondo più potente del Patto Atlantico dopo gli USA.
Di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
Arrestato in provincia di Salerno un combattente Jihadista ricercato a livello internazionale. La Polizia di Stato ha infatti dato esecuzione ad un mandato di arresto internazionale per "associazione a delinquere finalizzata alla preparazione ed alla commissione di atti di terrorismo, detenzione illegale di armi da fuoco, attività collettiva avente fine di attentare l’ordine pubblico e raccogliere fondi per il finanziamento di atti di terrorismo" emesso dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Rabat (Marocco) il 28 giugno scorso ed esteso in campo internazionale il giorno 8 luglio nei confronti di un pericoloso latitante marocchino di 29 anni - scrive Adnkronos mentre NovaNews rivela anche il presunto nome del latitante: Abi al Barae.
L’uomo, grazie ad un importante contributo dell’Aisi (i servizi segreti interni dell’Italia) e della Dgst (Direzione Generale per la Sorveglianza del Terrorismo) del Marocco, è stato localizzato e poi catturato in località Lago (Salerno), dopo un’approfondita attività di ricerca effettuata dalle Digos di Napoli e Salerno, con il coordinamento della Direzione Centrale per la Polizia di Prevenzione, Servizio per il Contrasto all’Estremismo e Terrorismo Esterno, ed il contributo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, che, tramite i canali Interpol, ha acquisito la necessaria documentazione all’esecuzione del provvedimento restrittivo, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria di Salerno.
Dopo una articolata attività di osservazione, controllo e pedinamento, integrata dall’impiego di rilevanti apparecchiature tecniche del Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine, l’uomo è stato individuato in prossimità di un bar insieme ad altri cittadini extra comunitari.
Il cittadino marocchino era già emerso alla attenzione del Comparto Sicurezza nel 2018, in quanto segnalato dall’Intelligence quale combattente Jihadista recatosi nel 2012 in Siria per partecipare al conflitto nelle fila del fronte Al Nusra e successivamente dello Stato Islamico, nel cui ambito avrebbe ricoperto la carica di responsabile militare. Ora è in carcere a Salerno in attesa del perfezionamento della procedura per l’estradizione.
Antonio Bocelli, I° Dirigente della Polizia di Stato della Digos di Napoli, ha spiegato alle agenzie: "Lo Jihadista marocchino era colpito da mandato di arresto internazionale emesso dalle autorità marocchine in quanto ritenuto affiliato all’Isis. Sia la Spagna che la Francia l’avevano segnalato in regime Schengen come soggetto pericoloso. Bisogna considerare che lo stesso in un primo momento aveva aderito alla formazione al-Nusra affiliata ad al-Qaeda e successivamente era passato ad aderire al sedicente Stato Islamico."
Alcuni particolari restano avvolti nel mistero. Quale e dove fosse il gruppo comandato dal terrorista marocchino e per quale motivo, sebbene latitante, si trovasse tranquillamente al bar in compagnia di amici…
Ma soprattutto come sia arrivato in Italia. Anche se la sua segnalazione sui confini di Francia e Spagna induce a ritenere che possa essere transitato dal Marocco all’Europa attraverso l’enclave di confine di Ceuta, presa d’assalto ogni giorno da centinaia di migranti africani.
L’allarme sull’infiltrazione di terroristi tra i flussi degli immigrati clandestini era stato lanciato già nel settembre 2017 anche da uno dei magistrati diventati poi famosi proprio per la tutela dei diritti dei migranti. Il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio (noto per aver incriminato l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini poi prosciolto dall’accusa di sequestro di una nave ONG) segnalò con preoccupazione gli sbarchi fantasma di piccole imbarcazioni nelle isole di Lampedusa e Linosa.
"Migliaia di persone, quasi tutte tunisine, in piena notte o all’alba sbarcano da barche in legno o piccoli pescherecci e fanno perdere le loro tracce. Tra loro ci sono persone che non vogliono farsi identificare, gente già espulsa in passato dall’Italia o appena liberata con l’amnistia dalle carceri tunisine o magari che ha preso parte alle rivolte del 2011. Tra loro potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale. Per questo penso che siamo di fronte a un’immigrazione pericolosa" dichiarò Patronaggio ai media.
A distanza di tre anni la soluzione non migliorò con il successivo sbarco in Libia di 14mila jihadisti mercenari assoldati dalla Turchia per la guerra civile a difesa del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli del presidente Fayez Al Serraj indusse gli avversari dell’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar a segnalare l’arrivo di mille tagliagole dell’ISIS in Italia, paese che protegge l’invasione "fuorilegge" del sultano turco Recep Tayyib Erdogan come candidamente ammesso dal nostro ambasciatore in Libia.