L'OPINIONE

 

Professori allo sbaraglio!

Come in un famoso programma televisivo i Professori ora al governo con le loro prime mosse hanno meritato più fischi che applausi!

di Claudio Dionisi

La dura legge dell'economia globale ha tacitato con estrema durezza tutte quelle Cassandre che indicavano nel Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l'unico problema del paese, cancellando una volta per tutte la menzogna che aveva additato il suo governo come l'unica causa del notevole differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, e, quindi, della crisi del debito pubblico.

Ora la realtà è sotto gli occhi di tutti. Nonostante la manovra, il famigerato spread è balzato a livelli molto elevati, superiori a quelli del precedente periodo. E gli italiani sono fortemente preoccupati per il grande carico di sacrifici che rischiano di essere vanificati se l’Unione Europea non cambia strategia, puntando non solo sul rigore dei conti pubblici ma anche sulla produzione e sulla crescita ma soprattutto se la Banca Europea non diventa garante della moneta unica.

Purtroppo il maggior carico fiscale è stato imposto dal governo Monti soprattutto sulla casa, che per gli italiani è da sempre il bene rifugio principale, l'investimento giudicato più sicuro per l'oggi e per il domani, una sicurezza e una garanzia per il futuro nostro e dei nostri figli. Colpire la casa vuol dire colpire al cuore gli italiani, vuol dire minare la loro fiducia nel domani e determinare pericolose ricadute su tutte le attività lavorative e finanziarie.

Quindi ora occorre puntare risolutamente sulle misure a favore della crescita e lo sviluppo dell’economia, a partire dalla riforma del mercato del lavoro, delle vere liberalizzazioni, delle privatizzazioni e delle semplificazioni. Il presidente Monti ha fatto bene ad escludere fin da subito ulteriori manovre di bilancio, perchè nuove tasse sarebbero inconcepibili e determinerebbero pesanti effetti recessivi sulla nostra economia ancor più gravi di quelli che la Banca d’Italia ha già previsto derivanti da questa manovra.

Il Popolo della Libertà ha votato in Parlamento la manovra di questo governo perché era il male minore, vista la situazione di assoluta emergenza in cui si trovava l'intera Unione Europea e lo stallo in cui l'irresponsabilità di alcune forze politiche e la speculazione internazionale avevano fatto precipitare l'Italia. Ed ancora continuerà a seguire questo stesso atteggiamento di responsabilità verso l’Italia e gli italiani a sostegno delle altre riforme necessarie a favorire la crescita; riforme che il governo Berlusconi aveva già indicato nella lettera alla Banca Centrale Europea e all'Europa.

Sono misure di cui l'Italia ha assoluto bisogno. Ricordo le principali: l’ attuazione del federalismo fiscale, con riguardo ai costi standard della sanità e ai fabbisogni standard dei comuni; i nuovi ammortizzatori sociali e la nuova legislazione sul lavoro per rendere possibili le ristrutturazioni aziendali; il completamento della riforma della giustizia civile, partendo dal lavoro svolto dai nostri Ministri della Giustizia; le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali per superare gli sprechi ed i privilegi delle partecipazioni municipali; il sostegno alla ricapitalizzazione delle banche per assicurare il credito e la liquidità alle imprese, indispensabili per uscire al più presto dalla recessione. Su tutti questi temi si potrà intervenire con efficacia e rapidità se d'ora in poi i provvedimenti del governo saranno concordati prima del varo con il Parlamento ove il PdL è la forza di maggioranza relativa.

Nei prossimi mesi vi sarà sicuramente il tempo sufficiente per realizzare quei cambiamenti istituzionali che sono indispensabili per rendere l'Italia moderna e governabile: il superamento del bicameralismo perfetto che impone costi inadeguati e tempi impossibili per approvare le leggi; più poteri al Presidente del Consiglio e al Consiglio dei Ministri, che oggi non ne hanno; la drastica riduzione del numero dei parlamentari; una nuova legge elettorale con l'introduzione della preferenza, andando così incontro alle richieste espresse dagli elettori ma senza abbandonare il bipolarismo e l'indicazione sulla scheda della coalizione e del premier, altrimenti si tornerebbe indietro di vent'anni nella storia, quando i governi duravano in media undici mesi e riuscivano solo ad aumentare a dismisura il debito pubblico che grava oggi sulle nuove generazioni.

L'Italia che noi amiamo deve essere un Paese libero e forte, geloso della propria identità e della propria autonomia di governo, mai succube delle agenzie di rating e dei tecnoburocrati europei. E tanto meno succube di quei capi di governo che, per calcolo elettorale, hanno preteso di sostituirsi all'Europa unita e di imporre ad altri Paesi dell'eurozona egoismi nazionali spacciati per giuste soluzioni comuni, soluzioni che si stanno rivelando sbagliate nel metodo e nel merito.

Cambiare la nostra Italia è necessario anche per cambiare l'Europa: è questo l'impegno politico del futuro. Lo impone la debolezza congenita dell'euro, che è all'origine delle turbolenze dei mercati e della speculazione contro i debiti sovrani. Una crisi che non finirà fino a quando l'euro rimarrà una moneta acefala, che non ha dietro di sé una Banca Centrale che sia garante e prestatore di ultima istanza, che garantisca i debiti pubblici come accade per le altre monete forti.


 
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Aggiornato il: 05 gennaio 2012