Il quadro internazionale!

Gli indicatori anticipatori disponibili confermano il proseguimento della fase di debolezza; l’indicatore €-coin è sceso per il terzo mese consecutivo, risentendo del protratto calo della fiducia di imprese e famiglie e dell'ulteriore indebolimento del ciclo industriale; anche l’Economic sentiment indicator (ESI) della Commissione europea ha registrato un’ulteriore flessione(-1,2 punti rispetto al mese precedente), attestandosi al valore minimo da fine 2016.

Il peggioramento della fiducia appare generalizzato tra i settori conl’eccezione dellecostruzioni. Nel dettaglio nazionale,l’ESI è cresciuto solo in Francia, mentre è diminuito in Germania ed Italia, rimanendo sostanzialmente stabile in Spagna.

Secondo la stima preliminare, nel quarto trimestre in Italia il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha rafforzato la tendenza negativa emersa nel trimestre precedente, rispettivamente -0,2% e -0,1%.

Nel dettaglio, la componente nazionale (al lordo delle scorte) ha fornito un contributo negativo mentre è stato positivo quello della componente estera netta; dal lato dell’offerta, la stima preliminare evidenzia una stabilità del valore aggiunto del settore dei servizi e la diminuzione di quello dell’industria; i dati della produzione industriale amplificano la tendenza alla riduzione dei ritmi di attività avviatasi nei primi mesi del 2018,-1,1% la variazione congiunturale nle 4° trimestre.

La contrazione appare generalizzata tra i tutti i settori ad eccezione dei beni di consumo durevoli,+1,6% nel 4°T; tuttavia, nella media annuale la produzione complessiva mostra un andamento positivo, +0,8% rispetto al 2017 la variazione sui dati corretti per i giorni di calendario. Anche i dati sugli ordinativi dell’industria hanno un orientamento negativo registrando nel trimestre settembre-novembre una diminuzione per entrambi i mercati, -1,3% sul mercato interno e -1,0% su quello estero.

Con riferimento agli scambi con l’estero, a novembre sia le esportazioni sia le importazioni di beni hanno manifestato una riduzione congiunturale, rispettivamente -0,4% e -2,2%. La flessione delle esportazioni, in particolare, è stata determinata da un calo delle vendite verso i mercati europei, -1,3% rispetto al mese precedente, mentre quelle verso l’extra Ue hanno registrato un lieve aumento, +0,6%.

I dati provvisori relativi al mese di dicembre evidenziano, tuttavia, una contrazione delle vendite anche in quest’area, -5,6%. La flessione ha riguardato quasi tutti i raggruppamenti principali delle industrie, in particolare beni intermedi, -2,3%, e beni di consumo. -1,6%, mentre sono aumentate le vendite dei beni strumentali, +2,3%, e dell'energia, 2,0%.

Anche il settore delle costruzioni ha evidenziato segnali negativi; nel secondo trimestre del 2018,i permessi di costruzione, che solitamente anticipano la produzione, hanno registrato una riduzione sia nel comparto residenziale sia in quello non residenziale.

Tuttavia, al calo congiunturale del numero di abitazioni nei nuovi fabbricati residenziali, -2,0%, è corrisposto un leggero aumento della superficie utile abitabile, +0,4%, rispetto al +9,9% del trimestre precedente; nello stesso trimestre, la diminuzione della superficie in fabbricati non residenziali è stata più pronunciata, -18,6%, dopo il forte aumento del trimestre precedente, +57,3%.

I dati di produzione confermano il rallentamento: nel trimestre settembre - novembre 2018 l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è diminuito rispetto al trime-stre precedente (-0,7%).

Famiglie e mercato del lavoro!

Il mercato del lavoro italiano, a dicembre, ha confermato il quadro di sostanziale stabilità dell’occupazione in presenza di lievi miglioramenti della disoccupazione.

Il leggero incremento del tasso di occupazione, 58,8%, +0,1 punti percentuali rispetto al mese e al trimestre precedente, è stato determinato prevalentemente dalla crescita dei dipendenti a termine che ha più che compensato la flessione dei permanenti.

Le persone in cerca di occupazione sono diminuite, -44 mila rispetto al mese precedente, causando un calo del tasso di disoccupazione, 10,3%, -0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente; tuttavia, nel quarto trimestre la disoccupazione è risultata in aumento, +64 mila unità rispetto al trimestre precedente.

Il tasso di disoccupazione si conferma tra i più elevati dell’area euro, con Spagna e Grecia, sia con riferimento all'intera popolazione sia alle classi di età con meno di 35 anni.

Prezzi!

Il potenziale disinflazionistico legato ai ribassi del petrolio in atto dalla fine dello scorso anno comincia a dispiegare i suoi effetti lungo tutta la catena dell’offerta e ha impresso ulteriori spinte decelerative nei mercati al consumo.

A gennaio, la dinamica inflativa ha evidenziatoun un rallentamento: +0,9% la crescita annua dei prezzi per l’intera collettività nazionale. L’evoluzione è stata determinata essenzialmente dal rientro dell’inflazione per i beni energetici, -3,2% rispetto a dicembre e quasi -7% rispetto ad ottobre scorso.

L’inflazione di fondo si è leggermente ridotta, attestandosi al +0,5% e riflettendo la debolezza delle condizioni di domanda; le spinte retributive non hanno segnato ulteriori accelerazioni dopo quelle dei mesi centrali del 2018, riconducibili essenzialmente al settore pubblico: nel quarto trimestre, le retribuzioni contrattuali orarie nel settore privato non agricolo sono aumentate dell’1,1% su base annua, ritmo analogo al trimestre precedente.

Nella media del 2018,l’incremento complessivo è risultato appena più elevato dell’inflazione,+1,4% a fronte del +1,2% per l’indice NIC.

L’inflazione italiana continua a rimanere inferiore a quella della zona euro: il differenziale a nostro favore si è allargato a mezzo punto percentuale per l’indice nel suo complesso ed è risultato poco più ampio per la misura core; tra i principali raggruppamenti, la dinamica dei prezzi in Italia si conferma più elevata solo per l’energia, l’ampiezza dello scarto si è tuttavia ridotta allo 0,7%, dai 1,1 punti in più a dicembre. La discesa delle quotazioni internazionali del petrolio, negli ultimi mesi del 2018, ha prodotto ricadute immediate nei prezzi delle fasi a monte della distribuzione finale e lungo la catena dell’offerta; le spinte inflative sono risultate in generale attenuazione.

A dicembre i listini industriali dei beni venduti sul mercato interno hanno evidenziato un rallentamento tendenziale segnando un +5,2%, con circa due punti in meno rispetto a ottobre; ed un +4,0% nella media del 2018, mentre la dinamica per i beni di consumo non alimentari negli ultimi tre mesi del 2018 si è posizionata intorno all’1%, contro un +0,9% in dicembre; +0,6% nella media dell’anno.

Un’inversione di tendenza ha interessato anche l’inflazione all’importazione, +3,1% a novembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma per i beni di consumo non alimentari si è leggermente accentuatala fase deflativa, -0,5%, che sembrava avere avuto una pausa subito dopo l’estate.

Le prospettive!

Le prospettive per i prossimi mesi non segnalano cambiamenti sostanziali, confermando attese inflazionistiche moderate.

Tra le imprese che producono beni destinati al consumo, le intenzioni di ritocco al rialzo dei listini rimangono solo di poco più diffuse rispetto a quelle di ribassi, supportando l’ipotesi di andamenti contenuti almeno fino alla primavera; in un quadro dove prevalgono attese di stabilità, aumenta la percentuale di consumatori che si aspettano una dinamica di crescita dei prezzi, ma si riduce la quota di coloro che ne prevedono incrementi più rapidi.

A gennaio 2019, il clima di fiducia dei consumatori, dopo due flessioni consecutive, è migliorato mentre è proseguito il deterioramento dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese; tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono risultate in miglioramento e il clima personale e quello corrente hanno registrato gli aumenti più accentuati; continuano, tuttavia, a peggiorare le attese sulla situazione economica del Paese.

La flessione dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese è risultata diffusa tra i settori economici con un miglioramento solo per le imprese delle costruzioni; nel settore manifatturiero, l’andamento dell’indice è stato condizionato dal peggioramento dei giudizi sul livello degli ordini e della domanda unitamente a un aumento del saldo relativo alle scorte di magazzino.

L’indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica.

Negli ultimi cinque anni, il mercato del lavoro italiano ha manifestato una significativa ripresa associata a profondi cambiamenti rispetto alla posizione professionale, al carattere dell’occupazione ed alla composizione per età delle persone; nei corso del 2018, l'occupazione ha segnato alcuni miglioramenti nel primo semestre seguiti da una successiva fase di stabilizzazione.

Nel complesso, la crescita media annua si è attestata allo 0,9%, con un incremento di oltre 200mila occupati e di 0,6 punti percentuali del tasso di occupazione, al 58,5% dal 57,9% dell’anno precedente.

I miglioramenti hanno riguardato anche la disoccupazione, che è diminuita del 5,8% in media annua attestandosi al 10,6%, -0,7% rispetto al 2017; il tasso di inattività è diminuito in misura contenuta raggiungendo il 34,3%, -0,2% rispetto alla media dell’anno precedente; la dinamica del mercato del lavoro nel 2018 ha mostrato un rafforzamento degli andamenti registrati negli ultimi anni, tuttavia gli effetti positivi si sono distribuiti in misura eterogenea rispetto alla posizioni professionali, al carattere e all’età delle persone.

Prendendo come riferimento il 2013, l’occupazione è aumentata complessivamente del 4,6%, mentre il tasso di occupazione è cresciuto del 3%, portandosi ai livelli più elevati registrati nel 2008; nello stesso periodo, il tasso di disoccupazione ha mostrato una diminuzione del 1,5%, tornando ai livelli del 2012, ma restando ancora lontano dal minimo storico del 2007, -6,1%.

Anche l’inattività ha segnato dei miglioramenti: il tasso è diminuito di 2,3 punti percentuali nei cinque anni; la flessione ha riguardato entrambe le componenti di genere, mostrando una maggiore intensità per le donne, sebbene il divario tra uomini e donne rimanga ancora decisamente ampio e pari a 19 punti percentuali, 24,8% il tasso per gli uomini, 43,8% per le donne.

Nel periodo 2013-2018, l’aumento dell’occupazione è stato trainato dalla componente dei lavoratori dipendenti, +7,3%, ed in particolare da coloro che hanno una occupazione a termine, che rappresentano oramai il 13,1% dell’occupazione, era il 9,9% nel 2013; rispetto al 2013, il tasso di occupazione è aumentato in tutte le classi di età, con i 50-64enni che mostrano l’incremento più sostenuto, +7,7 punti percentuali.

Il tasso di disoccupazione ha mostrato variazioni modeste nelle varie età, ma leggermente più ampie per le persone fino ai 34 anni mentre l’inattività, aD eccezione dei 15-24enni, ha registrato un calo in tutte le classi con una maggiore intensità peri 50-64enni, -7,5 punti percentuali.

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